Ozyrrandion, sotto le dure scaglie verdi, sotto i possenti muscoli, ancora più in profondità nel suo cuore, di fronte alla caduta del ponte e alla paura della morte, trema. Trema perché sa che per lui non ci sarà perdono. Trema perché non vorrebbe
dover fuggire di fronte ai nemici. Ma la sua missione ha la priorità, e dovrà ritirarsi perché ci sono piani da rifare, e un esercito da riorganizzare, dopo questi cambiamenti startegici.
Cioè, dopo il suo fallimento.
Le sue ali sferzano l'aria, nel tentativo di mettere distanza tra sé e i nemici e guadagnare quota. La Compagnia del Lupo non vuole tuttavia permetterlo. Qualcuno tenta un incantesimo, ma la refrattarietà alla magia dei grandi draghi ha la meglio, questa volta. Intanto all'unisono gli altri imbracciano gli archi e scagliano frecce verso il fuggitivo, ma la sua corazza è solida e impenetrabile, finché in pochi secondi la distanza tra lui e gli OverFallen sembra incolmabile. Zarthen ribolle di rabbia. Non è ira di furore. Ma l'effetto di una pressione e di una tensione lentamente covata, consumata piano piano fino al limite estremo. La volontà di non arrendersi di fronte al raggiungimento di un traguardo tanto combattuto. La volontà di risorgere migliore di prima, di poter aiutare i suoi compagni al meglio delle sue capacità, consumando quella distanza che separa la sconfitta dalla vittoria...
In un disperato tentativo, dà voce dentro di sé a quel sentimento, alimentandolo dalla magia, strutturandolo all'interno di essa come ha sempre saputo fare, formandolo in fiamme come attraverso lo studio e l'applicazione ha imparato a fare... le sue labbra si contraggono nello sforzo e il braccio si tende da solo, puntando il dito verso il drago...
La freccia rossa scaturisce dal suo indice e con velocità raggiunge Ozyrrandion, per poi esplodere in una palla di fuoco incandescente. Neanche un rumore di tutto questo raggiunge i nostri amici. I loro occhi focalizzano un nero fumo, e la massa ormai nerastra e lontana del loro nemico piombare al suolo con violenza. Dopo qualche attimo è il vento, a portare quello che resta dell'eco del terribile grido di morte del possente Ozyrrandion...
La vittoria viene acclamata da tutti, la meraviglia e l'incredulità dell'impresa compiuta lascia il posto allo stemperamento della tensione. La prima battaglia di una guerra ancora da cominciare è stata vinta. Warklegnaw inneggia il coraggio della compagnia, e prende la sua strada alla ricerca del suo clan, promettando di tornare in aiuto. Mentre il gruppo si dirige verso il cadavere del drago verde, dove ancora le fiamme non accennano ad estinguersi. Qualcosa di infuocato si fa loro incontro lungo il tragitto, una freccia di fuoco...
Ma non è un pericolo, è un volatile fiammeggiante. Simile ad un falco, si appollaia sulla spalla di Zarthen, estinguendo le fiamme da lui stesso generate. Le sue piume sono rosso-dorate. Il portamento fiero del rapace. Il dono della parola. "Salve" si rivolge agli OverFallen. "Mi chiamo Uran".
Un nuovo amico si aggiunge alla compagnia.
Dopo alcuni minuti per chiarire la situazione, è evidente che Almarus ha interferito nei rituali per l'acquisizione di un famiglio che Zarthen ha effettuato. Richiedendogli quindi di sacrificare qualcosa, la sua magia del fuoco, come prova di fede per permettergli di aiutare Alexys a ritornare tra i viventi. Invece di un imp infernale quindi è arrivato il curioso Uran, una "fenice", per come si definisce lui stesso, che è frutto in parte di Zarthen stesso e della forza magica che l'arcanista ha soppresso per tutto questo tempo. Uran, che nell'Antica Lingua pare significare "dono che riscalda" asserisce di essere stato al servizio del Dio Sole stesso, prima di materializzarsi su Therazan e in Zarthen. Ed è pronto a giurare che Almarus e altri dèi stanno osservando il cammino intrapreso dagli OverFallen. Per questo non ci sarebbe da stupirsi dei sogni inviati da Shesmaril, e dei doni che Rumbor ha fatto a Therdras in cambio della sua devozione alla strada della libertà contro la tirannia. Questo è accaduto, spiega, perché le forze del bene si contrappongono
necessariamente a quelle del male, e proprio adesso che Tiamat sta in qualche modo espandendo la sua influenza in questa zona, e che grandi eventi si preparano, le potenze opposte non restano ad osservare, ma risvegliano nei mortali la capacità di opportsi al male, alla paura, all'odio, alla tirannia, al massacro, alla corruzione e alla sofferenza.
Purtroppo Uran non è in grado di chiarificare la situazione più di così, ma è sicuro che ci sia molto di più di quello che è riuscito a spiegare. Perciò i nostri eroi sono subito pronti a rimboccarsi le maniche e ripartire. Mentre le scaglie di Ozyrrandion vengono raccolte come trofeo dai vincitori, Zarthen fissa il suo famiglio sorridendo. In lui la magia del fuoco fluisce di nuovo, e la sente intorno a sé, come percepisce di essere in grado di richiamarle ancora, meglio di prima, dando forma agli incantesimi di fuoco con la maestria di un artista; mentre il tramonto annuncia che una buia notte è prossima a scendere sulla Valle di Elsir...