
Non è impossibile. Basta credere. Una botta di fiducia. E un cordiale vaffa a chi ci ha sempre depotenziato. A chi avvelena la vitalità e non si può farne una colpa. A chi non ha ancora capito quello che viene urlato dall'universo. Non è facile. Ma bisogna credere. Nei miracoli nostri si intende non in quelli raccontati. Abbiamo i piedi già ben piantati a terra, ma restiamo a testa alta. Guardiamo in faccia la realtà, non di quello che ci aspetta, ma di quello che sarà il nostro cammino. Un passo alla volta.

12 commenti:
Ce la possiamo fare!
Per l’appunto approfitto di questo spazio per postare una cosina che ho scritto da un po’ di mesi.
È malvagia anche l’aria che respiri!
Dopo la gloriosa morte di Davos (che ritornerà presto come l’Alfiere di Tia… oh, mi scusi signor Tosi, ho anticipato la sua narrazione) e una successiva serie di peripezie, il nuovo membro e i superstiti della Compagnia del Lupo (i secondi sono i superstiti della Compagnia Fortebranco) si dirigono verso sud, verso i Rifugi di Hammerfist, dove i mercenari locali sono stati assoldati per unirsi alla guerra contro la Mano Rossa.
Sui gufi giganti degli elfi delle Paludi di Rest volano verso la loro destinazione e, nel farlo, effettuano una sosta tecnica a Dauth, centro abitato a circa metà strada tra Brindol e i Rifugi. Qui la popolazione, avvertita dalla Chiesa di Almarus di Brindol e dalle autorità di Dennovar (Dauth è un villaggio nell’area di influenza di quest’ultima città), sta evacuando poiché, pure laggiù, sono iniziati i raid da parte della Mano.
La gente del borgo è già tutta pronta per partire, ma aspetteranno l’alba perché stanotte vogliono festeggiare (in barba a quella lucertola troppo cresciuta di Tia!) la loro festa tradizionale: la Festa della Viverna (in realtà questa festività è una bieco mezzuccio del Narratore per far incazzare uno dei PG, ma ai fini nell’avventura non interessa). La Compagnia è inizialmente fermata dalle forze locali di difesa (i classici “contadini con le spade e sono fortunati se sono perfette”), fintantoché il siniscalco di Dauth non accerta la loro identità.
Il citato siniscalco di Dauth è una donna di circa quarant’anni, Antonia Fiás, la locale chierica di Lyrian. Antonia accerta le loro identità grazie a un incantesimo che legge i pensieri (= individuazione dei pensieri); il siniscalco era stato avvertito di un loro possibile passaggio dalla sua amica Tredora (com’è piccola la Valle dell’Elsir).
Durante la Festa, gli “overfallen” fanno la conoscenza dell’incantatore di serpenti Samuel. Questo personaggio (che d’ora in avanti verrà chiamato semplicemente “Samuel”) si presenta, all’inizio, come un semplice saltimbanco… se non fosse possessore di uno flauto magico, finemente decorato e d’argento, che charma i serpenti! Difatti Samuel si rivela essere un diavolo, un abitante dell’Inferno (ovvero un coinquilino della lucertola) sotto mentite spoglie, il quale conosce molti dettagli sulle vite dei componenti della Compagnia e su ciò che essa sta facendo e cerca di assoldarli per commettere un omicidio per suo conto in cambio di informazioni, di potere, ecc.
Samuel, dopo essere riuscito a vedere (trovare? Individuare? Scorgere?) Kalam nascosto dietro un camino di una casa a decine di metri rispetto a lui, chiede alla Compagnia del Lupo di superare un piccolo test, di vedere se un oggetto magico che ha comprato funzioni, e senza giri di parole minaccia di utilizzare tale oggetto, uno cubo di colore nero, sugli ignari e innocenti abitanti di Dauth.
Al netto diniego degli “overfallen” (e dal grido di “Morte a tutti i tiranni!” di Therdras), Samuel li teletrasporta con un potentissimo incantesimo silenzioso (= desiderio) in un altro mondo. Tale mondo è conosciuto con il nome di Desolazioni Maledette, un brulla landa collinosa, perennemente sovrastata da un cielo plumbeo, dove non è mai giorno o notte, ma sembra sempre che il sole (se ci fosse) stia tramontando, con un terreno sterile e arido, quindi privo di qualsiasi tipo di vegetazione o di acqua (nessun mare, lago o fiume), un luogo dove è malvagia anche l’aria che respiri.
In questa landa desolata, dopo circa due minuti, riappare di fronte alla Compagnia Samuel. Egli si è, come per sua ammissione, cambiato d’abito: ora indossa un lungo cappotto nero, con sette bottoni che chiudono davanti il cappotto e due gemelli sulle maniche, tutti della forma del Pentacolo Rosso: l’emblema di tutti i diavoli. Subito l’immondo viene attaccato dalle devastanti frecce acide di Kalam e dal micidiale spadone di Therdras, ma tali attacchi hanno solo l’effetto di sciupargli il vestito. Il diavolo si rigenera senza problemi.
Compiaciuto della propria superiorità (ovvero dopo aver irriso pesantemente quel “paladino venuto male” di Therdras), Samuel spiega che il cubo può funzionare su creature che non siano come lui (Zarthen pensa che alluda al fatto che non possiede un’anima) e ne libera il potere. Il cubo si trasforma in una nube anch’essa nera che inizia a girare sugli “overfallen” e che alla fine assume la forma di una chiocciola… di taglia Mastodontica. Nel mentre, si sente la voce di Samuel che grida trionfante che il cubo si trasmuta nell’incubo o nell’ossessione di una creatura mortale nelle sue vicinanze! La Compagnia del Lupo (eccetto un suo membro…) si gira verso Marr il Bardo, lo guarda male e pensa: “Maledetti bardi!”.
Il seguente combattimento è presto detto: la chiocciola viene facilmente abbattuta dai nostri eroi (ovvero le prende secche!) grazie alle frecce acide di Kalam infuocate da Zarthen, allo spadone di Therdras, alla scarica di pietre di Lothlin, agli attacchi furtivi di Lyxet e alla “manovra IV” del Bardo (= Ispirare coraggio con il canto e lanciare l’incantesimo Velocità). Il gigantesco parassita però non è da loro ucciso, temendo chi sa quale attacco finale e nascosto (fuori dal gioco, devo informare che i PG sono memori di un famigerato golem di ghiaccio che esplose quando venne distrutto…). Una palla di fuoco immobile e silenziosa è lanciata da Samuel e uccide la chiocciola che si ritrasmuta in una nuvola nera che si “ricondensa” nella sua forma cubica.
Continua...
Un passo alla volta, perchè più di uno non si riesce a fare ed è meno probabile cadere. Con tanta fiducia nel futuro e tanto amore nel fare le cose. Sempre a testa alta.
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